Un donatore per Devis

“Nel 2016 mi hanno trovato la leucemia. Quando il medico mi ha spiegato cosa significa questa malattia, anche con un disegno, ho pianto. Poi sembrava che fossi sulla strada buona per la guarigione. Ho avuto una ricaduta e seguo l’immunoterapia sperimentale. Ma di recente mi hanno detto che hanno trovato un donatore di midollo con elevata compatibilità. Cioè un giovane, un mio gemello genetico che ha dichiarato di essere disposto a prestarsi per il trapianto delle cellule specifiche. E’ un fatto grande. Una probabilità favorevole su centomila test. Potrò chiudere con la mia malattia. L’intervento e’ previsto tra agosto e settembre.” Io sono Devis Gava, ho 20 anni, abito a San Fior e faccio l’elettricista”. Sportivo e un po’ musicista.

Devis si presenta così a chi vuole sapere della sua vita. Un ragazzo franco e ottimista. E se si vuol conoscere qualcosa di più, semplicemente ti fa leggere il suo diario di adolescente. Ci sono i giorni severi della scoperta della leucemia, dei ricoveri all’ospedale di Padova, delle cure, della ripresa, delle lezioni scolastiche a distanza. E dopo pochi anni ancora la malattia.

Ma nel diario di Devis c’è anche un insegnamento di vita. Per questo merita conversare con questo ragazzo che, immunopresso, deve ancora parlare prudentemente solo al telefono e lo fa con quel suo dialetto ben accentato che apre al dialogo.

Cinque anni fa Devis ero andato a fare gli esami del sangue. Non stava bene. Provava una grande stanchezza. Conserva viva la memoria proprio di quel 4 agosto . “Mi alzo tardi e m’incammino verso la casa dello zio Roberto che mi aveva cercato diverse volte al telefono. Ma è lo zio che mi viene incontro. Devis, mi dice, torna subito a casa che te a i esami fora par fora”. Inizia così “l’anno diverso che non è ancora terminato” con la sequela di ricoveri ospedalieri; dapprincipio mascherina, camice e copriscarpe, il letto a fianco di un bambino di 8 anni. L’anno in cui “qualcuno” ha deciso che lo studente di San Fior, “nel bel mezzo dell’età fiorente, forse perché ritenuto una persona speciale, doveva trascurare idee e sogni propri per concentrare l’attenzione su relativamente piccole cose concrete: avere l’emocromo a posto e valori degli esami che consentissero di proseguire il percorso di cura”.

Non ho mai perso la positività – rammenta Devis – Pensavo: con le cure per abbattermi il midollo, la chemio, mi svuotano/spaccano tutto, ma domani cambierà in meglio. E sorridevo sempre e scherzavo con le mie alleate in reparto che in un certo senso mi distruggevano per mettere assieme tutte le forze contro un grande avversario, la leucemia”.

Devis ha imparato tanto. Innanzitutto il senso della riconoscenza. Il piacere persistente di vedersi circondato da “persone stupende”, capaci con un saluto di esprimere felicità, e, se proprio non sono stupende – anzi, chiacchierone davanti a quel ragazzo visto in paese con la mascherina – il piacere comunque di saper lasciar correre. “Ho scritto il diario per far esercizio di scrittura, dato che non potevo frequentare la scuola, ma soprattutto per testimoniare la gratitudine verso quanti hanno operato in tanti modi per me”.

La gratitudine, provata la malattia severa, è diventata un abito per Devis. E’ l’atteggiamento nei confronti della vita. Questa vita che il ragazzo sa essere formata da sole quattro lettere, ma che per lui è diventata “la parola più lunga del vocabolario”. Perché, dopo aver provato la leucemia, la vita ti porta ad essere felici di quel poco cui si può aspirare. E’ ciò che si impara in un reparto ospedaliero dove bambini e giovani non pensano affatto a desiderare – tipo – l’ultimo modello di cellulare, ma si sentono bene se hanno esami buoni sotto chemioterapia.

Ogni volta che si reca a Padova per controlli, Devis fa il giro del reparto per rassicurare i pazienti – è possibile farcela – e per salutare medici e infermieri. “Mi chiedono nome e cognome, perché ora, con i capelli, non mi riconoscono più, ma già quando mi rivolgo loro nel mio dialetto si fanno un’idea e quando mi presento sorridono apertamente: sì, sì, ci ricordiamo bene di te”. “Ogni giorno passavo due o tre volte in sala infermieri per una battuta nuova o per raccontare un’avventura incorsa prima della malattia”. Era un suo modo di essere speciale.

Articolo di Barty Stefan, settimanale L’Azione, luglio 2021

Progetto ADMO: un dono in comune in collaborazione ad ANCI Veneto

L’Associazione donatori midollo osseo (Admo) con l’Anci Veneto chiede a tutti i Comuni di inviare una lettera ai giovani residenti (18-36 anni non compiuti) affinché siano informati sulla possibilità di salvare una vita e possano dichiararsi disponibili al dono. Informazioni: admoveneto.it. L’iniziativa trova terreno fertile anche nel Coneglianese e nel Bellunese dove sono già molte decine i ragazzi che hanno conosciuto Devis Gava di San Fior e la sua situazione, decidendo poi di iscriversi alla banca dati Admo. Devis Gava si sente grato verso tutte queste persone, accomunandole a quante gli sono state più vicine: i “grandi” infermieri, i medici, don Roberto; familiari, nonna Caterina, zii Fabiola e Roberto, i Mariotto, Daniela e Nicoletta. Ancora: Sara, Graziella, Marco Mion, Simone, Marco, Walter e Luca tra gli innumerevoli amici, i compagni della Pallamano San Fior, gli ex compagni della Pallamano Belluno.

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